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FOTOVOLTAICO: GERMANIA 3.000 MW - SPAGNA 1.300 MW - ITALIA 130 MW . MA SIAMO NOI IL PAESE DEL SOLE? |
Campo Fotovoltaico a Cuenca (Spagna)
Devo confessare che quando si è diffusa la notizia che la Spagna ha superato il tetto di 1.200 MW di pannelli fotovoltaici installati, mi sono entusiasmato. Ma passato l’entusiasmo mi sono fatto una domanda: perchè in Spagna, con una tariffa incentivante identica a quella italiana e con i medesimi prezzi dei pannelli, sono stati capaci di installare a tempo di record più di 1.200 MW mentre in Italia siamo indietro anni luce? Per non parlare della Germania che, alle medesime condizioni e nonostante un irraggiamento solare inferiore di quasi il 30% rispetto al nostro Belpaese, ha addirittura già installato oltre 3.000 MW. Un mio amico imprenditore, vicino a Confindustria, sostiene la tesi che noi imprenditori italiani continuiamo a comportarci come abbiamo sempre fatto: ci mettiamo alla finestra, guardiamo ad una innovazione, anche con sospetto, e poi decidiamo il da-farsi. E aspettiamo. Tattica questa che anni addietro poteva avere un senso, ma che adesso risulta essere ad alto rischio. I tempi sono cambiati e oggi bisogna correre, correre più veloci degli altri. Il mio amico prendeva come esempio la rinascita della FIAT: come sostenuto dallo stesso Amministratore Delegato Sergio Marchionne la rinascita del gruppo è frutto della nuova filosofia in casa FIAT: documentarsi adeguatamente in tempi rapidi, prendere decisioni con velocità straordinaria. Perchè il mercato oggi viaggia alla velocità della luce. Non so se la tesi del mio amico, su noi imprenditori italiani, sia corretta. A me piace invece pensare che, per ciò che concerne il fotovoltaico, gli imprenditori italiani siano così indietro rispetto agli spagnoli e ai tedeschi per il semplice motivo che sono stati informati poco e male sulle reali opportunità che questi impianti oggi offrono. Gli imprenditori sanno benissimo che il problema energia inciderà sui bilanci in modo sempre più pesante mettendo a rischio la loro competitività, ma quando si trovano operatori del fotovoltaico il cui livello di professionalità e di competenza è a dir poco imbarazzante, di chi è la responsabilità? Un imprenditore dotato di pò di acume (e la maggioranza degli imprenditori ne sono dotati) rimane abbastanza perplesso quando riceve un preventivo per centinaia di migliaia o milioni di euro "sfornato" seduta stante, come fosse una pizza, al notebook o addirittura on line; oppure, nella migliore delle ipotesi, dopo un frettoloso sopralluogo insieme alla richiesta di qualche bolletta. E quanti kWp è possibile installare sul suo capannone di tot metri-quadri? Tutti hanno una risposta pronta! E quando vuole sapere quali siano i tempi di ammortamento dell'impianto riceve da tutti la stessa, medesima, identica risposta: "8-10 anni" (questa risposta la si trova anche nei blog!). L'imprenditore, a questo punto, comincia a domandarsi se un impianto vale un altro e comprendendo che non può essere affatto così, comincia giustamente a mettere in dubbio molte cose. Tra cui anche il fatto che troppi operatori sono mono-prodotto (e quindi interessati solo alla marca e alla tecnologia di cui dispongono) oppure che sempre più preventivi contengono pannelli cinesi, la cui qualità è forse dubbia (ed è certamente dubbia, dato che è ormai noto che i cinesi impiegano silicio della peggior qualità, con netti cali di produttività e di affidabilità già dopo qualche anno dall'installazione). Alla luce delle suddette considerazioni credo che ci sia poco da imputare agli imprenditori, e che essi facciano bene a temporeggiare su investimenti in impianti di cui ricevono informazioni parziali e spesso non corrette. Un cordialissimo saluto Anselmo Petraroli
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