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47,60 EURO AL SECONDO! MULTE SALATE PER L’ITALIA CHE INQUINA |
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Forse non tutti sanno che ogni
giorno l’Italia accumula un debito per
il mancato raggiungimento degli obiettivi sanciti dal protocollo di Kyoto. Il protocollo di Kyoto è il trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto nella città giapponese di Kyoto l’11 dicembre 1997 da più di 160 paesi. Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005 e prevede l’obbligo – nel periodo 2008/2012 – in capo ai paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio e i cinque gas serra tra i quali il metano) in misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990. Il mancato raggiungimento di queste riduzioni porta inevitabilmente a salatissime sanzioni. Qualche numero, giusto per fare chiarezza su cosa stiamo scrivendo: 47,60 euro che
ogni secondo, a partire dal primo
gennaio 2008, l’Italia accumula di debito per
il mancato raggiungimento degli standard di Kyoto … quindi 4.112.640 di euro che l’Italia accumula di debito ogni giorno … quindi 1.501.113.600 di euro (1,5 miliardi circa) che l’Italia dovrà pagare di multa entro la fine del 2008 Tutto ciò perché… 75.000.000 sono le tonnellate di CO2 che produciamo in più all’anno rispetto ai parametri fissati da Kyoto Mentre… 20.000 GWH generati da fonti rinnovabili mancano all’Italia per raggiungere entro il 2010 i parametri fissati dall’Comunità Europea. Questi numeri devono farci riflettere: l’Italia, quindi tutti noi, sta pagando salata l’incapacità di raggiungere gli obiettivi di Kyoto. I consumi di energia elettrica del nostro Paese crescono del 2,5-3% ogni anno e questo dato non è accompagnato da investimenti in efficienza, risparmio energetico ed energie rinnovabili. Dal 1990 ad oggi il nostro Paese ha aumentato il livello di emissioni nocive del 9,9%, quando avrebbe dovuto diminuirle del 6,5%. Alla salata multa di Kyoto bisogna aggiungere una cifra altrettanto alta per l’aumento del costo dei combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturale) e non è improbabile che alla fine dell’anno l’Italia si trovi a pagare 2,5 miliardi di euro più del necessario per la sua imperdonabile miopia e lentezza. A questo punto diventa sempre più impellente e necessario ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e questo può essere fatto solo attraverso azioni di risparmio energetico e di utilizzo massiccio delle energie da fonti rinnovabili: fotovoltaico, solare termico, cogenerazione ed eolico; si consideri, tra l’altro, che il “rispolverato” nucleare (tanto in voga, oggi, presso la classe politica italiana) non è annoverato tra le fonti energetiche rinnovabili, soprattutto a causa delle scorie radioattive impossibili da smaltire. In questo quadro le aziende Italiane potrebbero diventare protagoniste. Nel resto d’Europa il mercato delle energie rinnovabili cresce del 35% annuo e sta facendo registrare, nei Paesi che vi hanno puntato, concreti risultati in termini di crescita economica e di riduzione dell’impatto ambientale. Tutto ciò potrebbe accadere anche in Italia: oltre all’opportunità di ottenere un notevole risparmio sulle bollette, ci sono cospicui incentivi a favore delle imprese che investono in impianti ad energia da fonti rinnovabili. Ma bisogna affrettarsi, gli incentivi potrebbero terminare a breve! Dott.ssa Maria Dorigatti Ufficio Marketing Genia Business – Società per l’evoluzione delle imprese Per saperne di più: |
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